Come la moda sta aiutando gli ospedali. Un ecosistema pubblico-privato per 150mila mascherine al giorno - Valore Responsabile

Ultimo aggiornamento il 24 aprile 2020 alle 11:28

Come la moda sta aiutando gli ospedali. Un ecosistema pubblico-privato per 150mila mascherine al giorno

L’idea nasce dall’azienda Nuova Sapi di San Donnino di Casalgrande (RE). Unindustria Reggio Emilia, Confindustria Emilia-Romagna, Sanità Regionale, Comune di Reggio Emilia e Tecnopolo del Biomedicale di Mirandola fanno sistema, per produrre mascherine chirurgiche a 3 strati idrorepellenti, antibatteriche, anallergiche

Dagli abiti sulle passerelle alle corsie degli ospedali, l’Emilia Romagna insegna la forza della rete nel momento del bisogno, attivando il proprio solido ecosistema territoriale e una veloce riconversione produttiva per puntare alla produzione di 150mila mascherine chiururgiche al giorno. Ad accendere la scintilla primordiale del progetto è stata la Nuova Sapi di San Donnino di Casalgrande in provincia di Reggio Emilia, che ha 40 anni di esperienza nel campo della pulizia industriale, food e medicale, che da soli tuttavia non avrebbero avuto la forza di gestire la filiera di  produzione e di farla arrivare a chi davvero ne avesse bisogno. I soci si sono così rivolti a Unindustria Reggio Emilia, che ha subito esteso il coinvolgimento a Confindustria Emilia-Romagna, Sanità Regionale, Comune di Reggio Emilia Tecnopolo del Biomedicale di Mirandola (MO).

 

Il tassello del confezionamento, quella parte essenziale del puzzle dove ora più che mai l’unione fa la forza per rendere possibile il raggiungimento di grandi numeri, è stato completato da quattro aziende del reggiano: del settore tessile e moda la Marex e SMT Società di Manifattura Tessile di CorreggioMax Maglierie di Reggiolo, Copy Company di Campagnola Emilia e con loro anche Medici Style  di Vezzano sul Crostolo, azienda produttrice di interni in pelle per auto.

La mascherina: con tre strati, antibatterica ed ergonomica

Progetto e prototipo sono partiti da zero: il primo esemplare di mascherina chirurgica composta da tre strati di tessuto non tessuto ha preso vita in 72 ore, composta da tessuti utilizzati sono di ambito medicale testati e validati grazie alle loro caratteristiche garantite. Lo strato esterno è idrorepellente, quello più interno è antibatterico, il terzo è delicato e anallergico per evitare abrasioni sul volto di chi lo indossa. Ulteriore accortezza distintiva è data dal taglio particolare nella zona degli occhi che segue la forma del viso e la rende compatibile con luso degli occhiali protettivi. 

 

 

 

Destinate agli ospedali, ma da un’idea ne nasce un’altra

Dopo una pre-produzione di 20.000 esemplari prototipali per testare lefficienza del processo produttivo di taglio e di confezionamento e affidabilità del sistema di approvvigionamento, ha preso il via la produzione di oltre 100.000 mascherine al giorno (in due modelli a 2 e 3 strati) con lobiettivo di superare le 150.000 unità quotidiane nel giro di alcuni giorni. La produzione è destinata quasi interamente alla Sanità della Regione Emilia Romagna, ma una quota resterà a disposizione del comune e della provincia di Reggio Emilia, grazie ad una centrale unica di acquisto che farà capo alle Farmacie Comunali Riunite, che riserveranno questo prodotto alla tutela dei lavoratori e dei cittadini.

 

Ma non solo, come spiega Giulia Marani della Marex, fabbrica del brand italiano Angelo Marani: Le richieste sono tantissime, il telefono squilla tutto il giorno. Al momento produciamo circa 4mila mascherine per il sistema sanitario, ma per rispondere alle richieste anche del pubblico generico di aziende e privati ci stiamo attivando per una produzione nostra, anche con mascherine lavabili e personalizzate con le nostre stampe, sempre in materiale antibatterico. Siamo in attesa dellesito dei test. Le nostre sei sarte hanno preso particolarmente a cuore questa missione e hanno preso subito confidenza con il modello delle mascherine. Ogni giorno battono un nuovo record”.

 

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