A Milano si riempiono (e si geolocalizzano) "ceste sospese" per donare cibo a chi ne ha bisogno - Valore Responsabile

Ultimo aggiornamento il 16 aprile 2020 alle 9:52

A Milano si riempiono (e si geolocalizzano) “ceste sospese” per donare cibo a chi ne ha bisogno

Un'idea che rimbalza tra le aree popolari del capoluogo: si lascia appeso al balcone di casa cibo e beni di prima necessità per chi ne ha bisogno. Tramite una mappa online si possono facilmente individuare

Il progetto è nato nei quartieri Dergano e Bovisa, aree popolari e multietniche di Milano Nord e, dopo il successo lì, sta via via germogliando in altre zone della città, attirando l’attenzione dei milanesi alla ricerca di modi semplici ma efficaci di tendere la mano a chi è messo ai margini dall’emergenza sociale provocata dal Covid-19: si chiama #CesteSospese e consiste in ceste di vimini che i cittadini, ispirandosi al Panaro Solidale di Napoli, possono riempire di beni di prima necessità e lasciare appesi a un portone o sospesi a un balcone, a disposizione di chi ha bisogno e, passando, può attingervi.

Le ceste vengono riempite di prodotti alimentari e per l’igiene personale rigorosamente in scatola, in modo da potere durare nel tempo e, anche, limitare il contagio: pelati, pasta e riso, tonno, latte così come saponi, shampoo, assorbenti, ma qualcuno offre anche libri e pennarelli per i bambini. Ciascuna cesta porta il cartello “Chi può metta, chi non può prenda” in otto lingue (italiano, francese, inglese, tedesco, rumeno, cinese, arabo, filippino) ed è rigorosamente localizzata su una mappa (la si può consultare qui), in modo che ogni cittadino possa sempre sapere dove, in anonimato, portare i prodotti o, sempre in anonimato, andare a prenderli.

Le ceste appese per i quartieri di Milano

A partire da venerdì 3 aprile, giorno del debutto di #CesteSospese, le vie dei quartieri si sono animate di nuovi punti e nuove ceste, da via Carlo Imbonati a via Giuseppe Candiani , fino a giù, in via degli Imbriani e poi in via Felice Casati: sarà perché, sul piano pragmatico, il progetto incrocia con grande semplicità domande e offerte in un momento mai così complesso, sarà perché – sul piano emotivo – riduce l’aiuto a un gesto primordiale e dunque toccante come il passaggio da una mano all’altra e sarà anche perché il progetto ha la regia calda di una ventina di donne generose e appassionate.

Un aiuto viene anche dai social

Facebook ha poi fatto rimbalzare qua e là l’iniziativa, voluta, peraltro, da luoghi simbolo di Dergano-Bovisa, come il Mamusca, il caffè-libreria del quartiere, il Nuovo Armenia, dove aprirà un cinema multietnico, o il Rob de Matt, bistrot all’insegna della cucina sana e dell’inclusione sociale, tutti desiderosi di attivare reti di solidarietà nel vicinato.

Sul suo profilo, Ilaria Bartolozzi, una delle ideatrici, racconta così le prime ore del progetto: “Le Ceste Sospese si riempivano di pacchi di pasta e scatole di pelati, di assorbenti e shampoo. Poi si svuotavano e si riempivano di nuovo come per magia, grazie al contributo di altri  cittadini e altre cittadine che apprezzano la nostra iniziativa. Una signora oggi è passata a ritirare qualche prodotto alimentare da una cesta in via Caianello, ha guardato verso il balcone dove c’era Samanthakhan, le ha fatto un timido sorriso e l’ha ringraziata. Poco prima la stessa signora è stata vista attingere anche dalla cesta esposta in piazza Schiavone. Speriamo di poterla conoscere nei prossimi giorni, magari riusciamo a scoprire bene di cosa ha bisogno. Vedremo. Siamo felici perché stiamo reagendo al momento di difficoltà che sta vivendo il Paese, stiamo facendo una cosa utile per gli abitanti del nostro quartiere, e anche senza vederci tra di noi, rafforziamo i nostri legami e ne costruiamo di nuovi. Così la comunità si allarga, è bellissimo!”.

 

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