L'autodifesa del Krav Maga per combattere il bullismo. Gabrielle Fellus racconta la sua palestra - Valore Responsabile

Ultimo aggiornamento il 30 gennaio 2020 alle 11:05

L’autodifesa del Krav Maga per combattere il bullismo. Gabrielle Fellus racconta la sua palestra

Gabrielle Fellus che da 20 anni pratica la tecnica di autodifesa nata in Israele ci racconta come questo strumento può essere d'aiuto a adolescenti, donne ma anche a uomini

A Milano c’è una palestra in cui le tecniche di difesa personale – in questo caso quelle del Krav Maga – vengono declinate in modo originale ed efficace per battere il bullismo. Non stupisce che ad accogliere bambini e ragazzi bullizzati, che corrono qui forse sognando di imparare a vendicarsi con una clamorosa scazzottata ma che capiscono presto che il metodo li guiderà altrove, sia una donna, Gabrielle Fellus: incarnazione vivente del Krav Maga – sistema di autodifesa e combattimento nato in Israele che lei pratica da 20 anni e in cui è in Italia l’unica donna livello Expert IKMF – Gabrielle chiarisce subito ai giovani allievi che “rispetto” e “autostima” saranno, un po’ a sorpresa, le armi benefiche che impareranno a maneggiare nel corso.

I Respect

E non caso si chiama proprio I Respect il programma con cui Gabrielle incontra, qui in palestra come nelle scuole, bambini e ragazzi toccati dal bullismo. «Quello che si impara con me è che il rispetto verso se stessi è la prima arma di difesa, ma che rispettare l’aggressore, nel senso di capire le ragioni che lo muovono all’attacco, è altrettanto efficace per cominciare a smontarlo», dice la Fellus, che snocciola un curriculum ricco di esperienze molto speciali, come i seminari per la Polizia di Stato e i Carabinieri, la collaborazione con i Pronto Soccorso e le istituzioni sanitarie, così come l’apertura della prima palestra al mondo di autostima e autodifesa all’interno di un ospedale, come successe al Fatebenefratelli di Milano.

 

«Arrivano da me ragazzi che sono bloccati, ragazzi che si autorecludono in casa per il terrore di confrontarsi con il mondo, ragazzi che portano dentro una rabbia cieca verso i genitori… Sono tutti individui fragili, che finiscono per diventare le vittime predestinate dei bulli. Beh, dalla terza lezione si vede chiaramente che la postura è cambiata e che hanno già mutato l’assetto mentale: imparano che difendersi è un loro diritto, realizzano profondamente di non meritarsi dileggi e aggressioni e, soprattutto, apprendono come proteggere il proprio spazio, alzando anzitutto lo sguardo e la voce, perché si allenano a fare finalmente di sguardo e voce uno strumento di forza a proprio vantaggio: è l’autostima il primo fuoco da riaccendere in loro. Non dimentichiamo, poi, che gridare per imporre a un aggressivo di restare al suo posto significa richiamare l’attenzione degli adulti: troppo spesso il bullismo rimane sepolto sotto l’omertà della vittima e dei compagni».

Come si trasforma la carica negatitiva in forza positiva

 

Ma se Gabrielle Fellus si ispira ai principi del Krav Maga per insegnare ai ragazzi l’autostima e l’accettazione di sé, fa altrettanto per smontare pezzo a pezzo l’aggressività dei bulli. «Anche i bulli portano dentro le ferite della sofferenza: è bullo a 15 anni chi è stato bullizzato a sua volta a 11, è bullo chi ha visto il padre aggredire ripetutamente la madre, è bullo chi ha il terrore del giudizio altrui e dunque attacca per primo. È bullo chi non è amato. Recentemente mi è stata portata qui una ragazzina di 12 anni dai genitori, disperati perché la figlia, insieme al suo seguito di schiavette, stava rovinando la vita a un coetanea attraverso ripetute e pubbliche prese in giro. Nel primo incontro l’ho rassicurata sul fatto che non l’avrei giudicata, ma subito dopo le ho detto: “Tu hai bisogno di capire chi sei”. In brevissimo tempo è emerso che detestava la coetanea, i cui genitori abitualmente andavano a prenderla a scuola salutandola con abbracci e baci. “I miei con me non lo facevano mai”, mi confidò. Ho visto ragazzi e ragazze trasformare la carica negativa in forza positiva, convertire il controllo sul gruppo dei bulli in una leadership benefica: avevano capito che potevano essere eroi, anziché imbecilli. Peraltro, intervenire precocemente sugli episodi di bullismo riduce l’eventualità che si riproducano poi anche in età adulta, e quindi negli ambienti universitari o professionali dove, sebbene non si dica, il bullismo è assai diffuso. Per non dire di quanto succede nelle famiglie».

Gabrielle concentra una parte cruciale del suo lavoro sulla violenza contro le donne, insegnando alle allieve a riconoscere i potenziali aggressori lungo le strade e a difendersi da eventuali attacchi. «Lavoro anche con quante sono bullizzate in casa, dal compagno, attraverso parole o atteggiamenti svalutativi, denigratori,  ricattatori affinché, appunto, imparino a riconoscere l’aggressore anche nella persona che amano e di cui si fidano e a mettere in atto quanto serve per evitare che tutto ciò prenda l’ulteriore deriva della violenza fisica».

Vista la carica creativa di Gabrielle, nel suo centro è allo studio anche un progetto innovativo rivolto agli uomini. Obiettivo: insegnare loro a incanalare la frustrazione e la rabbia verso sbocchi costruttivi, evitando così che si scarichino sul gruppo famigliare o, in genere, su persone più deboli.

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