Cuoche combattenti: da vittime di violenza a imprenditrici - Valore Responsabile
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Ultimo aggiornamento il 25 ottobre 2019 alle 7:43

Cuoche combattenti: da vittime di violenza a imprenditrici

A Palermo Nicoletta Cosentino ha creato un progetto che supporta le donne che hanno subito maltrattamenti .

Il loro simbolo è un mattarello tenuto con forza da una mano che lo impugna quasi fosse un’arma. E in effetti la cucina è la forma di combattimento che hanno scelto per uscire dalla violenza. Sono le “Cuoche combattenti”, un gruppo di donne palermitane e non, che hanno in comune il fatto di essere state vittime di soprusi e che ora vogliono trovare riscatto. Proprio per condividere le loro esperienze e cercare di andare avanti con la propria vita hanno aperto un laboratorio culinario e una bottega in piazza Generale Cascino, 11 a Palermo.

Foto da Facebook

Nicoletta Cosentino è l’apripista del progetto che punta ad assumere altre donne che hanno vissuto la stessa esperienza. Nicoletta è riuscita in quest’impresa supportata e sostenuta in primis dall’associazione “Onde Onlus” ma anche dal Centro Astalli e dall’associazione “Pellegrino della terra”. Tutto è partito grazie ad un prestito di 20 mila euro coperto per il 20 per cento grazie a Dire (Donne in rete contro la violenza). La produzione di “Cuoche combattenti” punta a mettere sul mercato prodotti biologici che vengono fatti da mani preziose. Il risultato sono conserve di alta qualità: confettura  extra di cipolle rosse, extra di prugne settembrine, extra di pere e noci, oltre al pesto di melanzane.

 

Abbiamo parlato con Nicoletta Cosentino per capire meglio da dove è nata l’idea di questa attività e come si sta sviluppando.

Foto da Facebook

“Il progetto nasce dall’elaborazione del mio percorso al centro antiviolenza Le Onde Onlus di Palermo, dove ho avuto l’opportunità di fare uno stage presso un laboratorio di produzione. Ho voluto riproporre ad altre donne l’esperienza che ho potuto fare e l’idea è stata quella di creare un laboratorio per dare un’opportunità lavorativa alle donne che compiono percorsi per uscire dalla violenza. Abbiamo una partnership con il Centro Astalli e l’associazione Pellegrino della terra”.

 

Qual è l’obiettivo di fondo?

 

“Il desiderio di condividere le consapevolezze acquisite durante il percorso. La violenza psicologica è spesso normalizzata, è subdola e non si percepisce… non è solo fisica.. Può succedere a tutte e succede a tante. La violenza psicologica ha tanti alleati: il silenzio che può essere imposto dall’abusante, dettato dalla paura della vittima, e il silenzio omertoso di tutto il tessuto sociale che ci circonda. Non sottovalutiamo la cultura di un amore romantico che ci lega in relazioni che contemplano il possesso o che ci propone un amore assoluto e indissolubile che poi porta gli uomini a non accettare la separazione”.

Foto da Facebook

Che cos’è l’etichetta anti violenza che compare in tutti i vostri prodotti?

 

“L’etichetta copre tutti i nostri prodotti e riporta varie frasi come Tu vali e sei libera sempre, Chi ti ama non ti controlla, L’amore non ammette minacce mai, Tu sei bella così con tutta la tua ciccia. Il messaggio che vogliamo lanciare è quello di recuperare l’amore per noi stesse. Perché l’amore più grande è l’amore per se stessi e va coltivato. Le etichette ce lo ricordano e girano per le cucine, per le mani di tante donne che forse hanno bisogno di ricordarselo. Si tratta di diverse frasi che vorrebbero arrivare nelle cucine di donne che non sanno nemmeno di essere vittime di violenza. Vogliono essere uno spiraglio di luce che fa riflettere  sulle proprie condizioni”.

 

Ci può raccontare la sua esperienza?

 

“Io mi sono trovata in uno dei tanti rapporti di violenza psicologica. Spesso ero manipolata, isolata e fondamentalmente vivevo nella paura. Si tratta spesso di minacce sottili, ira reiterata, che non va mai giustificata. Ne sono uscita attraverso il centro antiviolenza dove ho trovato assistenza legale, psicologica. Qui mi hanno dato la possibilità di fare degli stage lavorativi e un accompagnamento all’impresa che mi ha aiutato nella realizzazione di questo progetto”.

 

Qual è l’obiettivo che si pone ora?

 

“Le donne che ora lavorano con me sono qui grazie a una borsa lavoro del centro antiviolenza e la mia speranza è quella di assumerle. Ora partono i primi tre tirocini. Il nostro è un laboratorio bottega: abbiamo fatto tutto da sole. E’ stata un’avventura difficile ma ce l’abbiamo fatta”

 

Qual è il suo progetto per il futuro?

 

“Già ora stiamo facendo spedizioni in tutt’Italia, oltre a richieste di privati abbiamo avuto richieste da rivenditori che sono interessati al nostro prodotto”.

 

 

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