Portobello, l’emporio della condivisione - Valore Responsabile
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Ultimo aggiornamento il 22 agosto 2019 alle 11:21

Portobello, l’emporio della condivisione

Da 5 anni a Modena ha preso il via un’iniziativa a sostegno delle nuove povertà che punta a creare valore per tutta la comunità e il cui effetto moltiplicatore farebbe invidia a molte imprese

La povertà, relativa o assoluta che sia, è purtroppo un fenomeno in aumento in tutto il Paese e non sembra risparmiare aree più prospere come, per esempio, l’Emilia Romagna. Certo, nella terra di Bologna, Reggio Emilia e Modena il tasso è meno della metà di quello medio nazionale (4,5% il tasso di povertà relativa contro il 10,6), ma rimane pur sempre un numero importante. Ed è proprio nella città dell’aceto balsamico, nella terra dei motori e delle ciliegie che è nata un’iniziativa per contrastare il fenomeno attraverso un sistema alternativo per la distribuzione degli aiuti alle famiglie.

Portobello non è il solito punto di distribuzione dei pacchi viveri. Portobello è un’opportunità per tutta la comunità di Modena. Portobello è un progetto corale che nasce grazie al coordinamento dell’Associazione Servizi per il Volontariato di Modena che riunisce ben 24 organizzazioni provenienti dal mondo del volontariato e oltre 50 partner provenienti anche dal mondo delle imprese e delle istituzioni.

 

Portobello è un progetto di comunità che coinvolge cittadini, imprese, associazioni ed istituzioni ed è un luogo in cui si produce solidarietà: non solo un supermercato “speciale”, quindi, ma un luogo in cui ci si mette a disposizione degli altri “come si può”, chi donando tempo o denaro, chi “ricambiando” quanto ricevuto dall’Emporio con una attività di volontariato da svolgere nella struttura o nelle associazioni del territorio. Non un obbligo per le famiglie che hanno accesso al progetto ma un modo per responsabilizzare all’attenzione per l’altro”, ci dice Paolo Negro, Coordinatore dell’Emporio e responsabile dell’Area Promozione del dono. Dal 2017, infatti, Portobello è gestito – come previsto dallo stesso progetto iniziale – dall’Associazione Porta Aperta, attiva sul territorio da ben 40 anni.

 

Molto più che un semplice market solidale

 

Una delle cose più preziose che si riceve entrando nell’Emporio Sociale è il potere d’acquisto: ognuno può prendere dagli scaffali secondo i bisogni della propria famiglia e alla cassa non paga in euro, bensì con dei punti che vengono assegnati in base alla grandezza e alla tipologia del nucleo famigliare. Il budget in punti assegnato e calcolato sulla base del 50-60% del fabbisogno mensile.

 

L’Emporio nasce come servizio di supporto per chi si trova in un momento di difficoltà: l’aiuto, infatti, ha una durata di 6 mesi e può essere richiesto per massimo due periodi non consecutivi. Questo per dare a tutti la possibilità di poter trovare un supporto in un momento di crisi.

 

Per gestire il modello ideato è stato anche creato un software ad hoc: PortobelloPOS. Il programma, costruito con una filosofia open source e visionabile qui, permette di riconoscere il ‘cliente’ attraverso il codice fiscale ed una fotografia memorizzata nel sistema. Ad ogni persona o famiglia viene assegnato un numero di punti mensili da poter spendere all’interno dell’Emporio e vengono anche assegnati una serie di blocchi o limiti di acquisto, in modo da evitare fenomeni di accaparramento di beni rari e necessari. I volontari che si sono occupati dello sviluppo sono partiti da LemonPOS, un software gratuito e open source, e lo hanno modificato non solo per la gestione del cliente ma anche per quella del magazzino.

 

 

Portobello però non è solo il suo emporio: all’interno, infatti, per garantire un più consistente aiuto a chi si trova in difficoltà e permettere un cambiamento duraturo della propria condizione, sono presenti anche servizi consulenziali che mirano ad una nuova educazione finanziaria (ristrutturazione del debito, rinegoziazione dei mutui, ecc.). Con il supporto degli esperti le famiglie possono così analizzare il proprio stile di vita e giungere a modelli più sobri e in linea con le loro entrate.

Il pool di consulenti volontari è formato anche da rappresentati dei Sindacati e da avvocati che, sempre gratuitamente, offrono un primo aiuto sui temi del lavoro e dei sussidi, così come le prime risposte a quesiti legali, in modo da rendere le persone consapevoli dei diritti socialmente esigibili ma anche delle loro responsabilità.

 

La certificazione dell’impatto sociale di Portobello

 

L’Università di Modena e Reggio Emilia nel 2017 ha messo a punto un disegno di ricerca con l’obiettivo di valutare l’impatto sociale dell’attività di Portobello. Basandosi su un’elaborazione statistica dei dati amministrativi dei primi 5 anni di funzionamento, nonché su un’indagine campionaria tra gli utenti, è emerso che:

  • Portobello copre in media il 40% delle spese per i consumi familiari dei suoi utenti, determinando un aumento complessivo del potere d’acquisto mediamente pari a 800 euro nei sei mesi di accesso;
  • il 50% delle famiglie utenti riesce, grazie a Portobello, a rimborsare le bollette arretrate;
  • sostiene la ricerca del lavoro e guida verso una più adeguata gestione del bilancio familiare;
  • aumenta l’inclusione sociale, incoraggia all’attività di volontariato, migliorando l’attivazione lavorativa e lo stato d’animo dei beneficiari;
  • incentiva all’acquisto di alimenti salutari e all’adozione di uno stile di vita più sano;
  • riduce lo spreco alimentare redistribuendo tutti i prodotti in entrata ai suoi utenti o a quelli di altre associazioni caritative.

Dalla ricerca è emerso anche che il rapporto tra i benefici e i costi di Portobello è nettamente sbilanciato verso i primi, tanto che il rapporto è positivo e si attesta a 1.99: i benefici sociali sono il doppio dei costi necessari per far funzionare l’emporio. Nel periodo considerato il valore complessivo dei benefici sociali prodotti è stato pari a 819.234,20 euro.

 

I risultati ottenuti da Portobello non sarebbero gli stessi se non potesse contare sull’impegno di ben 190 volontari – possibilità offerta anche agli utenti stessi del servizio, n.d.r. Nella stessa ricerca, l’Università di Modena ha operato un calcolo per sostituzione stimando in 443.000,00 euro il valore prodotto da chi presta gratuitamente la sua opera al progetto. Questo significa che investendo 1 euro in Portobello, in termini di volontariato attivato, se ne ottengono ben 4.

 

Ad oggi Portobello ha aiutato 2.586 famiglie, raggiungendo 9.183 persone. Confrontando i dati 2018 con quelli dei 12 mesi precedenti si registra un aumento degli ingressi pari al 22,7%, di cui il 56% rappresentato da famiglie italiane

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