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Ultimo aggiornamento il 29 agosto 2019 alle 9:43

[email protected], la startup che crea luoghi accoglienti per ragazzi con autismo

[email protected] è una startup innovativa a vocazione sociale fondata con uno scopo preciso: migliorare la qualità della vita delle persone e delle loro famiglie

Forse è stato quando non mi hanno accolto in un negozio, oppure quando ho visto un sorriso inaspettato illuminare il volto di mio figlio per un piccolo gesto di accoglienza consapevole, che ho pensato che bastasse poco per cambiare la mia vita. Se quelle persone avessero avuto poche nozioni di base avrebbero permesso al mio Tommaso di fare qualunque cosa.”

Enrico Maria Fantaguzzi, papà di un ragazzo con autismo, descrive così la nascita di [email protected]. Una startup innovativa a vocazione sociale fondata con uno scopo preciso: migliorare la qualità della vita delle persone con autismo e delle loro famiglie.

Avevo messo a fuoco una cosa importante: il problema non era gestire Tommaso fra le mura domestiche, ma quando dovevo affrontare la società insieme a lui” continua Fantaguzzi. L’impresa, nata a Rimini nel 2017, ha da poco festeggiato i due anni di attività e ha già raggiunto importanti traguardi. È stata eletta come miglior startup al 49esimo convegno di Confindustria Giovani imprenditori, ha vinto il premio Rotary Startup 2018/2019 e si è classificata al secondo posto del contest Nuove Idee Nuove Imprese, oltre ad aver rappresentato il miglior progetto a vocazione sociale in occasione dell’UpIdea! Startup Program.

Gli obiettivi di [email protected]

Avevo capito che per migliorare in modo evidente la qualità di vita di tutte le persone con autismo e delle loro famiglie era necessario avere un network di luoghi aperti al pubblico, ma con staff formato all’accoglienza consapevole” racconta Fantaguzzi, che oggi è affiancato nel suo progetto dai co-founder Matteo Venturi e Alex Gasperoni. “La mia visione prevede di rendere disponibile intorno a ogni persona con autismo una serie di luoghi molto accoglienti. Qual è il vantaggio per le aziende? Quello di poter far affidamento su un mercato fedele, che non segue logiche tradizionali, ma sceglie un’attività per un servizio totalmente tagliato su misura. È un modo innovativo di intendere la Responsabilità Sociale d’Impresa. Ecco la più bella sorpresa di [email protected]: scoprire che le persone che non fanno parte del mondo dell’autismo hanno apprezzato molto l’investimento fatto dalla propria azienda”. E in questi mesi infatti la startup è riuscita a coinvolgere realtà solide in diversi ambiti. Attualmente sono 55 i [email protected] Point situati in Emilia Romagna, Veneto, Toscana, Lazio e Repubblica di San Marino.

Decidere di entrare a far parte del network significa fare qualcosa di concreto per le famiglie delle persone con autismo che, secondo gli ultimi dati, sono circa 600mila in Italia. Ma anche sensibilizzare l’intera clientela su un disturbo che porta a vivere in maniera totalmente differente la realtà, sia da un punto di vista comunicativo che relazionale, e sulla necessità di inclusione sociale.

 

La formazione per le imprese

Il percorso di formazione realizzato da [email protected] si articola in un percorso di 8 ore di formazione in aula, suddivisa in tre parti. Una prima parte è dedicata alle informazioni di carattere scientifico sul disturbo dello spettro autistico, tenuta proprio dal Comitato Scientifico della startup. La seconda è incentrata invece sull’accoglienza consapevole: ossia come non commettere errori, spesso banali, nei confronti delle persone con autismo. “Non c’è un modo unico per rapportarsi con loro” – sottolinea Fantaguzzi- “ma alcuni sbagli possono essere facilmente  evitati. Ad esempio non toccandoli al primo incontro.” L’ultima parte è invece di tipo esperienziale: gli operatori vengono “messi alla prova” dai ragazzi con autismo, che sono retribuiti come formatori.

Gli esercizi commerciali che fanno parte del network vengono segnalati tramite pannelli informativi; gli operatori formati indossano una spilla con uno smile di colore blu. La startup inoltre prevede per le aziende un Help Desk sempre a disposizione, e un piano di web marketing volto a informare le famiglie dei vari [email protected] Point.

L’autismo e le famiglie

Enrico Maria Fantaguzzi si è sempre battuto molto per un mondo “autism-friendly”, che potesse accogliere, ma anche offrire delle opportunità relazionali e professionali. Il suo è un progetto di inclusione sociale che, per chi deve affrontare questo disturbo ogni giorno, rappresenta una preziosa risorsa. Spesso infatti anche uscire di casa diventa un’impresa ardua per le persone con autismo e per i loro familiari. Senza contare le difficoltà che si incontrano in determinate situazioni. Come dover andare dal dentista, oppure ad acquistare un nuovo paio di occhiali.

Sapere di avere a disposizione del personale opportunamente formato rappresenta una vera  e propria conquista per chi deve affrontare, suo malgrado, diverse sfide ogni giorno.

Le famiglie sono entusiaste quando provano i [email protected] Point” racconta Fantaguzzi. “L’ostacolo maggiore è far cambiare abitudini. Chi ha smesso di uscire per acquisti con il proprio caro con autismo ha difficoltà a riprendere fiducia. Ed è anche su questo aspetto che noi interveniamo”.

 

I progetti di [email protected]

Nel futuro della startup c’è sicuramente l’obiettivo di continuare a coltivare il proprio core business. Ossia ampliare la rete di punti vendita “autism friendly” in diverse categorie merceologiche. Ma anche due progetti del tutto nuovi.

Il primo è legato al matching tra famiglie ed educatori di una stessa zona. Il team di [email protected] sta infatti elaborando un portale, in cui far incontrare dei professionisti, opportunamente formati tramite un percorso ad hoc e di qualità della stessa startup, con i familiari di ragazzi con autismo che hanno la necessità di assistenza per i propri cari.

Il secondo progetto invece è in fase di studio e ricerca, in collaborazione con una startup in campo tecnologico. L’idea è di realizzare un dispositivo per la rilevazione della persona con il disturbo, in modo da evitare che possa allontanarsi all’esterno di un determinato raggio precedentemente impostato. Non un braccialetto, che potrebbe essere anche strappato via in un momento di nervosismo. Ma un device da inserire all’interno degli abiti, con cui ottenere anche posizione e movimenti nel caso in cui, per qualsiasi problema, sia riuscita ad andare via. Spesso le persone con autismo richiedono assistenza continua, non sono in grado di chiedere aiuto e l’incubo di ogni familiare è che possano perdersi. L’app collegata al dispositivo potrebbe essere utilizzata sia dai parenti che dagli educatori, in modo da aumentarne la sicurezza.
Con [email protected] il mio sogno si sta avverandosottolinea Enrico Maria Fantaguzzi. E non solo il suo: anche quello di tante famiglie che lottano ogni giorno per assicurare ai propri figli, fratelli, nipoti una vita e un avvenire migliori.

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