Combattere la povertà educativa con tempo e responsabilità: arriva l'Affido Culturale - Valore Responsabile
single.php

Ultimo aggiornamento il 23 Febbraio 2021 alle 7:00

Combattere la povertà educativa con tempo e responsabilità: arriva l’Affido Culturale

Il progetto nazionale, sostenuto dal fondo “Con i Bambini”, sta iniziando a formalizzare i primi patti educativi. Già 800 famiglie si preparano a dare tempo e attenzione ai bambini che non avrebbero accesso ad attività culturali.

Sono le opportunità di apprendimento, studio e divertimento che abbiamo avuto sin da piccoli che fanno di noi ciò che siamo e potremmo diventare. Per questo, in un mondo ideale, tutti i bambini dovrebbero avere uguali opportunità, per acquisire gli strumenti alla base di ogni scelta o sogno. È questo l’obiettivo di Affido Culturale, un progetto nazionale nato per combattere la povertà educativa e partito da Napoli per svilupparsi a Bari, Modena e Roma. Finanziato da “Con i Bambini – fondo per il contrasto della povertà educativa minorile”, vuole permettere ai giovanissimi di appropriarsi della bellezza della cultura, condividere esperienze e naturalmente generare una reale economia.

Il tempo, un bene primario: il modello di Affido Culturale

Il rapporto sulla povertà educativa condotto da Openpolis e Con i Bambini dice che in Italia circa 9 milioni e mezzo di bambini e ragazzi vivono in povertà relativa e assoluta, ed è un fenomeno che va da nord a sud, nelle periferie urbane ma anche nelle zone interne del paese che vivono situazioni di isolamento e spopolamento, con Campania e Puglia decisamente sotto la media nazionale. Affido Culturale prova a migliorare le cose, proponendo un modello che permetta ai bambini di partecipare ad attività create appositamente per loro grazie all’abbinamento di coppie di persone che mettono a disposizione il loro tempo.

Attualmente il progetto coinvolge in totale circa 800 nuclei di famiglie e persone aderenti a 29 appuntamenti culturali gratuiti a città, a scelta tra musei, teatri, cinema, librerie, fattorie didattiche e altre attività culturali. Le attività, che si concentreranno nel fine settimana, riprenderanno ad aprile e compatibilmente con le disposizioni anti Coivid. Una caratteristica rende Affido Culturale un unicum nel suo genere: utilizzando il 40% del contributo per finanziare concretamente le attività culturali, ha un impatto diretto sul settore, anche grazie alle 25 realtà che lo compongono, che vantano una grande esperienza nel mondo culturale e della formazione, e molte sono già dedite da tempo proprio al mondo dellinfanzia, collaborando con enti scolastici e istituzioni politiche.

 

 

Al progetto partecipano attivamente anche il Dipartimento di Scienze Politiche dellUniversità degli studi di Napoli Federico II” e il Consorzio MIPA: monitorare, valutare e verificare le attività del progetto, è altrettanto importante, perché diventi il modello si consolidi e diventi autonomo. A Napoli, Affido Culturale è attivo nel Centro Storico (Quartieri Spagnoli), Rione Sanità, Secondigliano, Ponticelli, Pianura e Scampia. Molteplici i percorsi individuati dalla cooperativa sociale Con la mano del cuore per raggiungere e coinvolgere nel progetto i nuclei familiari sia come affidatari che affidati.  “Affido Culturale sogna un futuro in cui scambio, dono di sé, fiducia e reciprocità, passione e spirito di iniziativa, attenzione per l’altro e responsabilità, si diffondano nella società e siano di guida per le scelte individuali e collettive” commenta il responsabile del progetto, Ivan Esposito.

Come funziona Affido Culturale: una app e una moneta virtuale

Le famiglie che vogliono partecipare al progetto possono contattare i referenti di Affido Culturale a disposizione per ciascuna città. Una volta formalizzata la partecipazione, possono usufruire dell’app per conoscere gli appuntamenti delle singole città e condividere l’esperienza con altre famiglie. L’app del progetto, sviluppata da HPO, è il cuore del modello di Affido Culturale, che punta a costruire e a far circolare una reale economia, serve a tracciare gli e-ducati” (vera e propria moneta virtuale solidale), divulgare gli eventi e monitorare l’uso dei fondi da parte dei partecipanti. Questo insieme di fruizioni culturali condivise fa sì che ogni coppia di famiglie/nuclei di persone stringono un Patto Educativo: un sostegno complessivo multidimensionale promosso, garantito e monitorato dalla scuola.

Nellambito del progetto, le Istituzioni scolastiche si occupano, infatti, di individuare i bambini e le famiglie-destinatarie e di fungere da garante fiduciario collaborando nella stesura del Patto Educativo con le famiglie. A questo punto, ad ogni famiglia-risorsa viene affidata una dotazione di e-ducati”: la moneta virtuale solidale serve a pagare i biglietti di accesso a luoghi della cultura convenzionati ad hoc in quella città. Sono sempre inclusi i trasporti e la merenda per i partecipanti. Si allunga nel frattempo l’elenco di associazioni, istituti scolastici e religiosi che si offrono per sostenere il progetto diffondendo l’opportunità tra le famiglie.

Il contesto

Analizzando i dati della ricerca condotta da Openpolis e Con i Bambini presentata a novembre, emerge che i bambini tra 6 e 10 anni frequentano sì spazi culturali, ma soprattutto per la singola visita scolastica. Dalle loro esperienze più frequenti sono esclusi museo e teatro. I dati raccolti, che variano sensibilmente tra aree metropolitane e più isolate, leggono un quadro socio culturale precedente rispetto alla pandemia. É il mondo dellinfanzia a risentirne maggiormente dell’emergenza sanitaria sotto il profilo sociale ed evolutivo: i dati della ricerca dellIstituto Demopolis, riportano le preoccupazioni riguardanti  i bambini e gli adolescenti in Italia in questo momento storico. Il 73% degli adulti intervistati cita lo scarso apprendimento scolastico, anche in ragione della prolungata chiusura delle scuole. Quasi i due terzi degli italiani cita il rischio di isolamento e riduzione della vita sociale a causa del Covid. Meno della metà delle persone focalizza, invece, limpatto sulle crescenti disuguaglianze e sulla marginalizzazione (49%). Solo il 47% fa riferimento alla riduzione degli stimoli nella crescita, a seguito dellemergenza Covid. A causa dellemergenza sanitaria gli italiani segnalano il peso crescente delle disuguaglianze fra i minori. Il 72% ritiene siano aumentate nellultimo anno, mentre solo un quinto non individua variazioni rispetto al 2019. La maggioranza cita la regressione degli apprendimenti e del metodo di studio (55%) e le disuguaglianze nellaccesso a dispositivi informatici ed a connessioni adeguate (53%). La mancanza di dispositivi informatici adeguati e di connessioni idonee si è rivelata un problema nel 14% dei casi, dato che cresce al 22% nel Sud e nelle Isole.

Ma nellesperienza degli intervistati, le difficoltà di bambini e ragazzi nel seguire la didattica a distanza sono state, in prevalenza, daltra natura: principale problema, indicato dal 45%, la scarsa capacità di attenzione nellapprendimento a distanza, realizzato integralmente nellambiente casalingo. In questi mesi di pandemia, un vastissimo orizzonte di opportunità, occasioni di crescita, dimensioni relazionali e di apprendimento è stato precluso ai minori. I genitori testimoniano i servizi che più sono mancati ai figli, e che – presumibilmente – continueranno a lungo a mancare. Sette su 10 citano le attività ludiche e ricreative, quella dimensione fertilissima del gioco compromessa dalle apprensioni per la necessaria sicurezza sanitaria. Il 65% ricorda la rinuncia a palestre, centri sportivi ed allattività motoria necessaria nelle fasi di crescita. Inoltre, il 42% dei genitori intervistati ricorda quanto sia mancata ai figli la partecipazione a laboratori e ad altre attività educative extrascolastiche.

Rimani sempre aggiornato sui
temi di StartupItalia!
iscriviti alla newsletter