LUB, l’Università che ripara e recupera gli alberi feriti - Valore Responsabile
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Ultimo aggiornamento il 2 settembre 2020 alle 10:45

LUB, l’Università che ripara e recupera gli alberi feriti

La libera università del bosco è una grande comunità che si prende cura del territorio. Il suo obiettivo è unire persone, associazioni, amministrazioni creando un rapporto nuovo con la natura

“Se si ha la passione di imparare, il bosco insegna”. Se ci sono frasi che segnano un’esistenza, questa si accompagna da sempre come un mantra alla Libera Università del Bosco, un progetto suggestivo che nel Lecchese, a pochi passi da Milano, ha lanciato con successo un nuovo modello educativo, culturale e sociale: l’obiettivo è insegnare a riparare e recuperare i boschi feriti da degrado e abbandono e, intanto, seminare sensibilità ed educazione ambientale tra i cittadini, spesso poco consapevoli del patrimonio naturale racchiuso nei boschi che lambiscono paesi e cittadine. Neanche a dire che, dunque, alla Libera Università del Bosco non ci sono né aule né cattedre, e tantomeno esami: il bosco di Monte Brianza fa da aula vivente, castagni, frassini, formiche e uccelli insegnano la vita della natura, insieme a guide ambientali, agronomi, ricercatori.

Prendersi cura del territorio

“La libera Università del Bosco è una grande comunità in movimento che si prende cura di un territorio, lo trasforma, riscopre i saperi e i mestieri della natura, sviluppa percorsi di crescita personale e consapevolezza ecologica planetaria”, dicono i fondatori di Liberi Sogni Onlus, la cooperativa sociale che ha avuto l’idea di aprire questa originalissima scuola. “Noi vogliamo abbattere i confini tra il bosco e quel che c’è fuori, unire giovani e vecchi, professionisti e cittadini, associazioni, amministrazioni comunali, scuole… Soprattutto ora, a causa di questa orribile pandemia, il mondo sta cercando nuovi scenari in cui proiettare la ricerca della felicità: ecco, noi crediamo che un rapporto vivo con il territorio e gli spazi naturali possa rappresentare una risposta importante a questa necessità”, dice Adriana Carbonaro, sociologa, anima dei progetti e della comunicazione della cooperativa, che ha saputo unire intorno al bosco le amministrazioni di tre Comuni,  Valgreghentino, Airuno e Colle Brianza.

 

 

Imparare facendo, con le mani e imparare in condivisione con gli altri è la prima regola che si apprende all’università: i ragazzi delle scuole vengono coinvolti nei lavori di pulizia del bosco o dei bordi del torrente, apprendono come costruire muri a secco perché siano argine allo sgretolamento del suolo, edificano gradini naturali per accompagnare facilmente i passi dei camminatori che vengono qui a seguire i vari itinerari tematici, come il percorso di ecopsicologia e green mindfulness con cui, con i sensi all’erta, ci si connette con Madre Natura o l’itinerario Land Art, compiendo il quale si costruiscono architetture boschive con gli elementi naturali o si gode di quelle già installate. Ma il cuore della scuola è l’incredibile offerta formativa di workshop, seminari esperienziali, campus residenziali articolati nelle più diverse forme per ragazzi, genitori e scuole, educatori ed esperti in ambito ambientale e naturalistico, ma anche per i richiedenti asilo, per chi ha perso il lavoro e desidera imparare i rudimenti di un nuovo mestiere, per le persone più fragili, per i ragazzi in Erasmus Plus e per quelli impegnati in campi di volontariato internazionale: si va dall’orientering nel bosco alla pittura en plein air, dalla scienza partecipata dell’erboristeria selvatica, dalla pedagogia del bosco allo Shiatsu in natura, dalla progettazione di un orto alla salvaguardia del territorio attraverso i saperi dell’ingegneria ambientale, dal linguaggio degli alberi ai laboratori di cesteria ai mestieri green.

I programmi dell’autunno

Ora che la Libera Università del Bosco richiama qui persone da lontano curiose di toccare con mano un progetto da esportare in altri territori, i Liberi Sognatori che l’hanno così appassionatamente costruita non smettono di sognare e di mettere in campo idee nuove: “Il prossimo passo sarà guardare all’agricoltura, che vogliamo integrare nei nostri programmi: l’idea è fare sinergia con le cooperative sociali che si occupano di persone fragili a cui trasmettere le competenze di alcuni mestieri agricoli” spiega Adriana Carbonaro. “Allo stesso tempo, stiamo collaborando con un’associazione di agricoltori che hanno recuperato un’antica varietà di mais, il mais scagliolo, per creare una filiera”.

 

A inizio settembre tenete d’occhio il sito www.liberisogni.org: verrà pubblicato  il calendario degli eventi e l’offerta informativa della Libera Università del Bosco.

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