Lockdown | I ragazzi del progetto "Insieme" si sfidano a casa con le challenge online
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Ultimo aggiornamento il 4 maggio 2020 alle 9:43

Lockdown | I ragazzi del progetto “Insieme” si sfidano a casa con le challenge online

Allenamenti da remoto con videochat su WhatsApp, tutorial su Youtube, stories su Instagram e Facebook coinvolgono ragazzi, genitori ed educatori del CUS

Allenamenti, lezioni e coaching da remoto via telematica. In tempi di pandemia, le attività portate avanti dal CUS (Centro Universitario Sportivo) Milano Rugby ASD non si fermano. Dal 2017 il CUS è impegnato nel progetto “INSIEME”, un’iniziativa del Gruppo Mediobanca con il patrocinio del Comune di Milano che, attraverso lo sport, vuole favorire l’integrazione e l’inclusione sociale di minori appartenenti a fasce socialmente deboli delle periferie milanesi.

In questo difficile momento di emergenza sanitaria, come il concetto di smartworking può essere applicato ad un contesto sportivo che vede in primo piano ragazzi in condizioni disagiate? Ne abbiamo parlato con Marco Ribolzi, direttore generale del CUS, e Giuseppe Fulgoni, coordinatore del progetto.

 

I centri di Quarto Oggiaro e via Padova           

Difficoltà di integrazione sociale, disagio giovanile, presenza della criminalità organizzata sono alcuni dei contesti dai quali provengono i giovani iscritti ai centri del CUS di Quarto Oggiaro e di via Padova. Lo sport, per questi ragazzi, rappresenta sia un momento di svago che uno strumento di aggregazione molto efficace, che gli ha permesso di scoprire e coltivare la passione e il talento nel rugby, nella pallavolo e nell’avviamento all’atletica leggera. Momenti ludici di condivisione che hanno sofferto di questa grave emergenza sanitaria ma che, grazie al lavoro di coloro che quotidianamente si impegnano nelle attività del CUS, riescono a proseguire, nonostante tutto, anche a distanza. “Prima di Covid-19, le attività rivolte ai ragazzi iscritti ai nostri centri si svolgevano all’interno dei centri di via Padova e Quarto Oggiaro, dove, in quest’ultimo, oltre al rugby si praticava anche la pallavolo e l’avviamento all’atletica leggera – afferma Ribolzi. A Quarto Oggiaro contiamo 80 partecipanti, mentre in via Padova, dove sono presenti meno attività, la comunità è stata ancora più coinvolta e partecipe con 160 ragazzi”.

Non appena possibile partiranno i lavori di riqualificazione del terreno di Baggio, presso l’oratorio di San Giovanni Bosco in via Mar Nero, con la realizzazione di un campo da rugby e calcio e due campetti da minirugby che possono essere utilizzati anche per il calcio a cinque.

Leggi anche: In via Padova a Milano c’è un nuovo campo da rugby inclusivo. Il progetto INSIEME

 

Allenamenti da remoto. Come farli?

“Appena terminerà questa emergenza sanitaria, saranno avviati i lavori che includono anche la riqualificazione dei campi da pallavolo e da basket già presenti – afferma il direttore Ribolzi – Nel frattempo, abbiamo dovuto ripensare le lezioni che, al momento, teniamo tramite videochat e video di gruppo su WhatsApp e Zoom, con tutorial online su Youtube e video didattici a tema rugby visibili all’interno del nostro sito”. Con l’hashtag #smarttraining, gli allenatori propongono esercizi facilmente eseguibili da tutti in casa, senza necessità di disporre di attrezzature specifiche, che coinvolgono non solo i ragazzi ma anche i genitori. “Inviamo circa 8 video a settimana, ogni 7 giorni con un allenatore diverso”, spiega il direttore. Allenamenti che vengono, successivamente, condivisi all’interno dei social network del CUS. “Postiamo circa 2 stories al giorno su Instagram degli esercizi proposti dai coach e abbiamo dato vita ad alcune challenge online, condivise sulle nostre pagine Instagram e Facebook, dove i ragazzi, simpaticamente, simulano un passaggio di palla virtuale. Abbiamo intenzione di pubblicare anche video che includano gli allenamenti svolti a casa per ogni categoria sportiva del CUS. Per il momento, ne abbiamo già condivisi un paio sui nostri canali social. Un modo per sentirsi e restare uniti anche se distanti. Chiaramente, i tornei mancano a tutti, ma siamo fiduciosi in una pronta ripartenza e, nell’attesa, anziché scontrarsi sul campo, i giovani si scambiano idee e punti di vista con gli allenatori”, afferma Marco.

E anche i più piccoli sono coinvolti in attività da remoto. “Inviamo ai genitori video di giochi pensati per i bambini, da svolgere individualmente o in coppia –afferma Ribolzi– Ad esempio, piccoli percorsi facilmente replicabili in casa dove i piccoli devono raccogliere le macchinine, o brevi sfide, come effettuare una decina di passaggi nel minor tempo possibile. Cerchiamo di coinvolgerli il più possibile, per quanto riusciamo a fare, anche se, chiaramente, le differenze sociali emergono. Ad esempio, chi ha a disposizione un giardino ora è sicuramente più avvantaggiato di chi si trova chiuso tra le pareti domestiche”.

Inoltre, il sito del CUS Milano Rugby, sempre aggiornato, comunica quali sono le normative vigenti, oltre a consigliare libri da leggere e film da vedere che abbiano al centro il tema dello sport. Tra questi ultimi, ad esempio, Forever Strong – Il coraggio di vincere; Invictus; Jungle cry; Beyond the try line e tanti altri

 

Uniti anche se distanti   

Nessuno è rimasto indietro. “Fortunatamente siamo riusciti a coinvolgere praticamente tutti i nostri iscritti grazie alla tecnologia e alla dimestichezza nell’utilizzo dello smartphone. Tanti ragazzi hanno commentato le performance online ed hanno continuato a scambiarsi opinioni via telematica”, afferma il coordinatore. Un aspetto che ha, senza dubbio, i suoi riscontri positivi nonostante la lontananza fisica e la mancanza di contatto umano. “Se, per quanto riguarda gli under16 il rapporto allenatore – ragazzo avviene in modo diretto, tramite chat o chiamate di gruppo, negli under14 spesso partecipano anche i genitori”, afferma il direttore.

Insomma, in questo, caso non si parla di digital divide, anzi. È proprio grazie al digitale se questa comunità di sportivi continua a condividere la passione e l’amore per lo sport.

Le attività degli educatori

Sono circa una ventina gli educatori che si occupano di seguire i giovani iscritti, con il sostegno di alcuni laureandi in Scienze Motorie e una psicologa. “Sono 250, più o meno, i ragazzi iscritti ai nostri corsi nei due centri. Arrivano da contesti sociali ed economici differenti, con famiglie che vivono in situazioni di grave difficoltà economica e sociale; stranieri da poco in Italia che non sono ancora riusciti ad integrarsi nella società; giovani provenienti da contesti di criminalità o che vivono situazioni di disagio perché i genitori sono detenuti in carcere. La fascia di età coperta va, generalmente, dai 5 ai 16 anni, con qualche eccezione di 17 e 18 anni”.

Un lavoro non facile ma che regala grandi soddisfazioni a coloro che tutti i giorni si impegnano per migliorare la vita di questi giovani; ognuno con le proprie difficoltà, inclinazioni, sensibilità, ambizioni. “C’è un ragazzo di Quarto Oggiaro, under 16, che proveniva da un critico contesto di criminalità – racconta Ribolzi – Nel corso del tempo si è appassionato tantissimo al rugby, dimostrando grande capacità e talento al punto che, adesso, affianca gli stessi allenatori durante gli insegnamenti”.

Come sarà il CUS del futuro

Nell’attesa di riprendere la tanto sofferta e sperata quotidianità, gli educatori del CUS hanno imparato un modo nuovo di fare attività che, in futuro, potrà continuare ad essere applicato in determinate circostanze. “Sicuramente questa emergenza è servita da stimolo alla fantasia e alla nascita di nuove idee – conclude il direttore generale – Si potrà approfittare, ad esempio, di questi strumenti digitali anche durante l’estate e in aiuto alla riabilitazione dei ragazzi infortunati, che potranno migliorare le proprie condizioni fisiche da remoto”.

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